Le conseguenze di un’interpretazione estensiva dell’art. 2285 c.c.

Vorrei esporre un ragionamento sulle  conseguenze della interpretazione giuridica  estesa dell’articolo 2285 codice civile prima parte,  cioè la parte sulla durata della società.

Riporto la prima parte del 2285:

“ARTICOLO 2285 – Recesso del socio
Ogni socio può recedere dalla società quando questa è contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di uno dei soci.”

Nella interpretazione giuridica estesa per determinare se la società ha una durata per tutta la vita del socio si prendono come riferimento le aspettative di vita delle persone.

Ora questa interpretazione ci porta ad un paradosso logico/giuridico perché esclude de facto milioni di italiani dalla possibilità di diventare soci di una società di persone.
I milioni di italiani a cui mi riferisco sono logicamente le donne e gli uomini che hanno superato la loro aspettativa di vita.
Per questi milioni di italiani è con questa interpretazione impossibile diventare soci di una società di persone.

Calcoli eseguiti su dati ISTAT per anno 2010 ci portano a stimare in circa 2,5 milioni gli italiani che hanno superato la loro aspettativa di vita.

Una qualsiasi società viene costituita per vincolare i propri soci ad un contratto che è l’atto costitutivo della società.
Ora, nel momento in cui una persona che abbia superato la sua aspettativa di vita viene inclusa come socia in una società , qualsiasi durata si scelga , la società verrà equiparata ad una società contratta a tempo indeterminato perché chiaramente per questa persona si supera l’aspettativa di vita.
Quindi seguendo l’interpretazione estesa della giurisprudenza sull’art. 2285 abbiamo che ora ogni socio è libero di uscire dalla società .
Quindi non esiste più alcun vincolo per i soci.
Ma è proprio per stabilire questo vincolo che si costituisce una società.
Dopo aver speso soldi di commercialista e notaio per l’atto costitutivo si avrebbe un documento che non è vincolante per alcun socio.


In più bisogna considerare l’impatto di questa interpretazione anche su persone che non hanno ancora superato la loro aspettativa di vita ma sono di una certa età.
E’ chiaro che se volessimo fondare una società con una durata di 6 anni non potremmo fondarla con un uomo di più di 76 anni (76 + 6 = 82 quindi superata l’aspettativa di vita che qui supponiamo essere di 81 anni per i maschi).
Oppure con una donna di più di 80 anni (80 + 6 = 86 anni quindi superata l’aspettativa di vita che qui supponiamo essere di 84 anni).


Quindi ci troviamo con altri milioni di italiani che non possono diventare soci di determinate società di persone limitando pesantemente la loro libertà di iniziativa economica.


E’ chiaro che nessuna persona, razionale ed a conoscenza dell’art. 2285, accetterebbe come socio in una società un socio che ricada nelle ipotesi dell’art. 2285.

Facciamo un esempio.

Supponiamo si vogliano costituire in società in accomandita semplice una quarantina di persone per una durata di 6 anni nei quali si vogliono costruire e vendere un certo numero di appartamenti su un lotto edificabile.
I soci siano di 2 tipi:
1 proprietario di un lotto edificabile ancora da definire,
e 39 persone tra muratori, idraulici, elettricisti, architetti, termotecnici, ingegneri, ecc.
Supponiamo che tutte queste ultime 39 persone siano sulla quarantina.
Supponiamo anche che vi siano 2 lotti edificabili confinanti , perfettamente equivalenti, che vengono presi in considerazione per la costruzione degli appartamenti.
Uno di questi lotti sia di una persona di 60 anni.
L’altro lotto sia di una persona maschile di 76 anni .
Ora è chiaro che tutte le persone razionali sceglierebbero il lotto del 60-enne e farebbero diventare lui il 40-esimo socio.
Chiaramente perché il 76-enne fa entrare in vigore l’art. 2285 (76+6=82>aspettativa vita maschile) e quindi se lo si prende come 40-esimo socio tutti gli altri soci sono liberi di lasciare la società.

Quindi il 76-enne si trova limitato nella sua possibilità di iniziativa economica.
Questo in palese contrasto con l’articolo 3 della Costituzione che riporto qui:

“Articolo 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr.artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Quindi vediamo che con l’interpretazione giuridica estesa del l’art. 2285 cc la Repubblica non solo non rimuove gli ostacoli di ordine economico ma addirittura li crea.
In questo senso si può affermare che l’interpretazione estesa della giurisprudenza dell’art. 2285 cc prima parte sia incostituzionale.

Del resto un correttivo a questa interpretazione sbagliata dell’art. 2285 è già stato introdotto dalla giurisprudenza come vediamo dalla Sentenza n. 16022/2017 pubbl. il 08/08/2017 RG n. 16897/2015 Repert. n. 16641/2017 del 08/08/2017 del Tribunale di Roma di cui riporto il passaggio cruciale a pagina 8/12 del pdf della sentenza.
“Inoltre, si deve ritenere che la facoltà di recesso, nell’ipotesi in cui la società sia stata costituita “per tutta la vita di uno dei soci”, sia consentita a colui le cui aspettative di vita siano inferiori alla durata della società, cioè in relazione alle sue aspettative di vita e non genericamente a quelle di altri soci, essendo esclusivamente suo il relativo interesse tutelato dalla norma.”

Pur essendo questa sentenza un miglioramento notevolissimo perché ora gli altri soci non possono lasciare la società rimane comunque il fatto che la persona che fa scattare l’art. 2285 può ancora lasciare la società a piacimento.
Quindi non si può fare alcun affidamento sul suo apporto alla società.
Quindi non vi è alcun motivo di farla entrare nella società.
Tornando all’esempio di prima, anche in questo caso , ogni persona razionale sceglierebbe il lotto edificabile del 60-enne.
Quindi anche in questo caso il 76-enne si trova limitato nella sua possibilità di iniziativa economica.

Concludendo si può asserire che l’interpretazione estesa della guirisprudenza dell’art. 2285 cc prima parte è incostituzionale.”

Questo era il ragionamento iniziale che poi è stato integrato da ulteriori considerazioni che seguono per replicare ad alcune critiche.

Le critiche al ragionamento iniziale erano tre.

Critica uno,  bisogna tener conto dell’impegno perpetuo.

Critica due,  bisogna tener conto della libertà di iniziativa economica.

Critica tre,  le persone che per via del 2285  non possono far parte di società di persone possono comunque far parte di società di capitali.

Vorrei ora analizzare queste critiche.

Analisi critica uno, bisogna tener conto dell’impegno perpetuo.

La giurisprudenza non vuole che le persone siano impegnate in contratti perpetui.

Ma per quanto riguarda l’impegno perpetuo, così come usato nell’interpretazione della giurisprudenza dell’articolo 2285 cc, di perpetuo vi è ben poco.

Ritorniamo all’esempio che facevo prima  del 76 enne che vuole entrare a fare  parte di una società di persone per 6 anni e cioè fino ad 82 anni e che quindi supera la sua aspettativa di vita che supponiamo per i maschi italiani essere di 81anni.

L’interpretazione della giurisprudenza dice che questi 6 anni costituiscono un impegno perpetuo.

L’impegno sarebbe perpetuo solo se questa persona dovesse effettivamente morire entro gli 82 anni.

Ma chiaramente non tutti i 76 enni muoiono entro gli 82 anni.

L’unica cosa che possiamo considerare sono le percentuali di probabilità di morte di queste persone.

Guardando quindi le tavole di mortalità redatte dall’ istat , mi riferisco ai dati maschili del 2018 , vediamo che partendo da una popolazione di 100.000 persone alla nascita abbiamo che a 76 anni ne rimangono in vita 73.368   ed a 82 anni   56.723.

Quindi una differenza di 16.645  che sono i morti nel periodo in questione.

Dividendo questo dato per le persone iniziali troviamo la percentuale di probabilità di morire nel periodo 76- 82 anni per un 76 enne.

La probabilità  è  22,68   per cento.

Quindi l’interpretazione della giurisprudenza implica che una probabilità di morte del 22,68 per cento venga considerata impegno perpetuo.

Ora è chiaro che stando così le cose un 20enne che abbia aderito ad una società di persone fino ai suoi 76 anni potrebbe esigere la facoltà di poter uscire dalla società , per il principio di uguaglianza , perché la sua probabilità di morte fino alla fine della società è maggiore di quella del 76enne.

Infatti sempre prendendo i dati istat.

Persone  a 20 anni =  99.394

Persone  a 76 anni =  73.368

Differenza = 26.026

Probabilità  = 26,18%

Vediamo quindi 26,18% > 22,68%

Per amplificare il problema ora ci basta considerare intervalli di tempo minori della società che ricade nella interpretazione  del 2285 cc.

Ad esempio una società da 80 a 82 anni.

Oppure una società per un solo anno a 83 anni ad esempio.

La probabilità di morte in questo caso è del 6,99  per cento.

Ecco che in questi casi la probabilità di morte nel periodo di esistenza della società si abbassa sempre più e nondimeno siamo sempre in ambito di impegno perpetuo .

Quindi con probabilità di morte così basse vediamo che , sempre per il principio di uguaglianza , i soci di quasi tutte le società di persone potrebbero rivendicare il diritto ad uscire dalla società quando gli farebbe comodo.

Quindi questa interpretazione dell’impegno perpetuo da parte della giurisprudenza ci porta ad una norma inapplicabile .

Analisi critica due,  bisogna tener conto della libertà di iniziativa economica.

Per quanto riguarda invece il discorso della libertà di iniziativa economica anche qui sembra un principio condivisibile .

Ma se si analizza un attimo la questione vediamo che si sottintende implicitamente che l’attività nella società “perpetua” sia la sola o perlomeno la più importante dal punto di vista economico .

E’ chiaro che se la percentuale dell’impegno economico nella società fosse  di pochi punti percentuali rispetto al patrimonio complessivo  della persona non si potrebbe certamente argomentare che questa non abbia libertà di iniziativa economica . 

Dopo questa argomentazione di tipo quantitativo consideriamone ora una di ordine temporale.

Siamo alla contraddizione di impedire ad una persona di mettere in pratica la propria libertà di iniziativa economica presente (la sua volontà di entrare in una società di persone ) con la motivazione di voler salvaguardare la sua libertà di iniziativa economica futura (nel caso in cui cambiasse idea e volesse uscire dalla società ).

Libertà di iniziativa economica significa che le persone coinvolte possono fare ciò che vogliono (economicamente parlando).

Supponiamo vi siano 100 persone coinvolte dalla tematica.

Supponiamo poi vi sia un servizio online in cui le dette persone possano chiedere se una certa mossa economica è per loro possibile oppure no.

Quindi il servizio risponderà con un SI oppure un NO.

Vediamo quanti NO si avranno nel sistema prima considerando il sistema attuale, con questa interpretazione del 2285 cc, e poi senza questa interpretazione.

Chiaramente più NO si hanno e meno libero è il sistema.

Con questa interpretazione del 2285cc avremo chiaramente subito 100 NO.

Senza questa interpretazione avremo subito 100 SI.

Poi ,con il passare del tempo, i NO possono aumentare nel momento in cui alcune persone volessero uscire dalla società ed in questo caso il servizio online risponderebbe NO (perché dovrebbero attenersi ai patti sociali e non godono più di diritti extra).

Quindi i NO possono aumentare ma anche nella peggiore delle ipotesi in cui tutte le 100 persone cambino idea e vogliano uscire dalle loro rispettive società arriveremo al massimo a 100 NO.

Quindi nella peggiore delle ipotesi i due sistemi sono equivalenti ma se anche una sola persona non volesse uscire dalla propria società il sistema senza il 2285 cc interpretato godrebbe di una maggiore libertà di iniziativa economica.

Dobbiamo poi tener conto del fatto che il 2285cc interpretato dalla giurisprudenza è una norma generale che per sua stessa natura non può che mediare tra tante situazioni, mentre invece nel caso in cui non si abbia da seguire questa interpretazione abbiamo la libera scelta delle suddette 100 persone che decidono del loro operato analizzando la loro personale situazione che nessuno meglio di loro può conoscere.

È chiaro che questa analisi personale fatta da ognuna delle 100 persone è , statisticamente parlando , superiore alla norma generale del 2285cc interpretato.

Chiaramente una persona di 76 anni che, ad esempio:

abbia dei genitori di 96 anni ancora in vita,

goda di buona salute,

voglia impegnare nella società di persone solo l’equivalente del 4% del proprio patrimonio,

si aspetti un sostanzioso guadagno dall’investimento,

conosca i futuri soci perché vi ha già lavorato insieme tanti anni,

abbia soppesato i pro e contro dell’operazione per mesi,

alla luce di tutte le sue conoscenze sull’operazione potrebbe fare una scelta con relativamente pochi rischi e che quindi, statisticamente parlando, vorrà rimanere nella società fino alla fine.

Una siffatta persona quindi, non chiedendo di uscire dalla società, non riceverebbe come risposta un NO e quindi il totale di NO risulterebbe minore di 100.

Quindi il sistema senza il 2285 cc interpretato godrebbe di una maggiore libertà di iniziativa economica.

Analisi critica tre,  le persone che per via del 2285  non possono far parte di società di persone possono comunque far parte di società di capitali e quindi non hanno svantaggi economici

Questa argomentazione  vorrebbe sostenere che non vi siano nell’art. 2285 cc profili di incostituzionalità perché le persone che fanno scattare l’art. 2285 cc possono entrare a far parte di società di capitali.

Ma con questa linea di pensiero si crea una specie di “apartheid societario” nel senso che le persone che fanno scattare l’art. 2285 cc possono far parte di società di capitali ma non di società di persone.

Applicando questa “apartheid societaria” arriviamo poi a risultati assurdi.

Facciamo un esempio.

Sappiamo tutti che alla morte di un genitore che avesse una ditta gli eredi, nel caso vogliano proseguire l’attività, creano una società di fatto che poi deve essere regolarizzata entro un anno in una società di persone o di capitali.

Supponiamo ora una famiglia in cui la madre deceduta fosse proprietaria di una piccola impresa e che il marito vedovo abbia 82 anni.

Supponiamo anche abbiano 2 figli e che i tre eredi vogliano continuare l’attività per qualche anno.

Ora quando dovranno regolarizzare la società di fatto, avendo il padre 82 anni, entra in gioco l’”apartheid societaria” e non potranno fare altro che costituire una società di capitali.

Quindi una piccola impresa di 3 persone per qualche anno di attività deve costituirsi in società di capitali.